LA RESPONSABILITÀ DEGLI STATI IN MATERIA DI CAMBIAMENTO CLIMATICO ALLA LUCE DELLA RECENTE GIURISPRUDENZA INTERNAZIONALE
Palavras-chave:
Ragionamento dei giudici; cambiamento climatico e diritti umani; climate change litigation.Resumo
L’emergenza climatica impone agli Stati di adottare politiche adeguate per affrontarla, tuttavia molti di essi sono recalcitranti a fare scelte che possano davvero mantenere l’aumento della temperatura sotto i 2 C°, e preferibilmente sotto 1,5 C°. In un ordinamento internazionale anarchico come è quello presente, la garanzia dei diritti umani connessi al clima è affidata all’opera delle corti, che lavorano in un reciproco e costante dialogo, non gerarchico, caratterizzato da scambi di concetti giuridici. La climate change litigation ha sollecitato l’intervento delle corti in materia di cambiamento climatico, sia nei diversi contesti nazionali che in ambito internazionale e internazional-regionale: tali interventi hanno iniziato a tratteggiare i contorni degli obblighi degli Stati in materia di cambiamento climatico e della connessa responsabilità. I due recenti pareri della Corte Interamericana dei diritti umani e della Corte internazionale di giustizia hanno sistematizzato e reso più ricco tale quadro, delineando nello specifico gli obblighi vincolanti degli Stati in materia di cambiamento climatico a tutela dei diritti individuali e degli impegni verso gli altri Stati. La loro analisi comparata, focalizzata su temi specifici, come i nuovi standards ambientali rights based e science based, gli specifici obblighi degli Stati di prevenire e contrastare il cambiamento climatico, le vulnerabilità climatiche e i diritti umani, la giustizia intergenerazionale, evidenzia analogie e differenze nel ragionamento delle due corti.
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